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"Non si diventa un pittore naïf, si nasce naïf. E uno stato d'anima, un modo di vedere il mondo"
"Fare quel che si ama ed amare quel che si fa...è del Perret!"
"L'umorismo non solo ha qualcosa di liberatore, ma ancora qualcosa di sublime e d'elevato."
Questa citazione di Freud potrebbe definire in poche parole l'opera di Carole B. Perret.

Biografia di CB Perret

portrait-carole-beatrice-perretCarole Béatrice Perret è nata nel 1951. Bambina già, amava senza limite le sue scatole di colore e l'usura delle matite blu per i suoi cieli e suoi mari la lasciavano completamente sconcertata. Giovane, scelse la Scuola di Arti Applicate a Bienne, e si diplomò in arti grafiche nel 1972. Per più di quindici anni esercitò l'illustrazione pubblicitaria a Parigi e a Losanna. Poi, autodidatta, si consacrò alla pittura, giudiziosamente consigliata da una persona più esperta. Tutto era pretesto per Carole Béatrice Perret ad essere intrappolato dalla sua matita o dai suoi pennelli.

I suoi primi modelli furono i suoi figli, i suoi cavalli e i suoi oggetti del quotidiano. Imparò la "tempera" su tavola di legno ricoperto con polvere di gesso e colla di pelle di coniglio. Questa tecnica permette una grande finezza di dettagli, ma non tollera n'è sfumature n'è diluizioni. (Questo metodo era utilizzato all'epoca del Quattrocento, prima dell'invenzione della pittura ad olio). Per "sfogarsi" di questo lavoro minuzioso, si familiarizzò con la pittura ad olio dove grazie a i pennelli più larghi le sfumature e le diluizioni si fanno naturalmente.

Poco importa la tecnica utilizzata, la sua pittura deve essere classificata fra l'arte naïf, anche se si sfiora con certi temi il surrealismo. Si possono vedere delle epoche diverse nel cammino dell'artista: quelle che cantano un mondo onirico, un'altra in riferimento alla sua passione per i cavalli. Viene in seguito l'epoca dei "rotondi" dove l'artista ritrae dei personaggi e degli animali con forme vantaggiose. I suoi quadri sono narrativi e illustrativi, il movimento sembra essersi bloccato lì. La luce non viene da nessuna fonte esterna, gli oggetti brillano da soli grazie al colore.

portrait3_cbperretPer CB Perret, i suoi "rotondi" rappresentano la gioa di vivere, il buon umore, l'abbondanza e la generosità. Botero non è lontano,lui che canta la forza vitale nell'evidente ghiottoneria. Viene infine la sua epoca delle "monache". Questi personaggi femminili, rigorosamente vestiti con un abito blu e un copricapo bianco "un po' angelo, un po' strega" dovrebbero risvegliare qualche fantasma segreto! Dietro l'uniforme si nascondono delle donne bambine, delle donne maliziose; ma innamorate, sognatrici, quando non sono delle fuggitive... Inoltre, l'abito non fa la monaca - non è vero ?

CB Perret si affeziona particolarmente a dei paesaggi senza marchi particolari, a volte desertici, aperti sul largo o semplicemente privi d'impronte umane. Il simbolismo è onnipresente. Lei eccelle, come se giocasse, a farci entrare nel suo gioco. Noi diventiamo in un attimo complici del suo universo che ci seduce, senza mai urtarci. Altre piccole monache più saggie, associate a degli oggetti della sua infanzia, gli permettono di creare un mondo differente, fatto d'immagini ingenue e gioiose, nostalgiche e leggere e che provocano innanzitutto un sorriso !